N. 28 - 2018 15 luglio 2018
INSIEME di don Antonio Rizzolo

Diventiamo profeti di pace e di speranza nella vita di ogni giorno

Il viaggio del Papa a Bari, dove con gli altri capi cristiani ha pregato per la pace in Medio Oriente, ci lascia un esempio…

Nek

Nelle favelas ho visto cosa riesce a fare l’amore

Il cantante Nek racconta la sua esperienza di missione in Brasile con Nuovi Orizzonti: «Qui la comunità ha salvato tanti…

Sabina Nicolini

Il mio apostolato delle relazioni

La giovane donna fa parte delle Apostole della vita interiore, donne consacrate specializzate nella direzione spirituale…

Giovanni Fragiacomo

A 96 anni è ancora catechista tra i ragazzi

Ha speso la vita nell’impegno ecclesiale e civile per la sua Monfalcone: dall’Azione cattolica alle Acli, passando per la…

Pontificia fonderia Marinelli

Qui rintocchi che ci ricordano Dio

Ad Agnone, in Molise, Armando e Pasquale Marinelli guidano il più antico campanificio d’Italia. La colata del bronzo è quasi…

Apriamo insieme la Bibbia

«Voi, fratelli, siete stati chiamati a libertà»

In Cristo Gesù non è la circoncisione che vale o la non circoncisione, ma la fede che si rende operosa per mezzo della carità.…

Madonna dell’Umiltà a Pistoia

La Vergine che piange per il suo popolo

Per custodire l’immagine di una miracolosa lacrimazione avvenuta nel 1490, i pistoiesi costruirono una chiesa che svetta…

Ite, missa est di Emanuele Fant

L’album migliore per Pedro

Un recente episodio di cronaca quotidiana ci fa riflettere sull’importanza dei sogni, dei desideri, dei traguardi da raggiungere…

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Apriamo insieme la Bibbia

«Voi, fratelli, siete stati chiamati a libertà»

«In Cristo Gesù non è la circoncisione che vale o la non circoncisione, ma la fede che si rende operosa per mezzo della carità. Correvate così bene! Chi vi ha tagliato la strada, voi che non obbedite più alla verità? Questa persuasione non viene sicuramente da colui che vi chiama! Un po’ di lievito fa fermentare tutta la pasta. Io sono fiducioso per voi, nel Signore, che non penserete diversamente; ma chi vi turba subirà la condanna, chiunque egli sia. Quanto a me, fratelli, se predico ancora la circoncisione, perché sono tuttora perseguitato? Infatti, sarebbe annullato lo scandalo della croce. Farebbero meglio a farsi mutilare quelli che vi gettano nello scompiglio! Voi infatti, fratelli, siete stati chiamati a libertà. Che questa libertà non divenga però un pretesto per la carne; mediante l’amore siate invece a servizio gli uni degli altri. Tutta la Legge infatti trova la sua pienezza in un solo precetto: Amerai il tuo prossimo come te stesso»
(Galati 5,6-14).

Illustrazione di Silvio Boselli

Paolo, apostolo della libertà. Non sarebbe difficile comporre un libro con un titolo simile. E troverebbe anche caldi consensi. Tra i primi scrittori cristiani egli si distinse per la sua insistenza su questo aspetto della vita cristiana (un riconosciuto paolinista sostiene che proprio perciò la sua figura e i suoi scritti passarono quasi subito in secondo piano).

Egli ha rivendicato con forza, al limite dell’intransigenza, la novità recata dalla risurrezione di Gesù il Messia, che risponde all’originario progetto di Dio Padre: «Voi, fratelli siete stati chiamati (passivo divino) a libertà». Questa nuova realtà è assicurata soltanto dall’adesione a Gesù il crocifisso risorto. Neppure il segno distintivo dell’essere membro di Israele, cioè la circoncisione, è condizione sufficiente per accedere alla comunione con Dio.

LIBERTÀ O ANARCHIA?
Dunque, Paolo sostiene una libertà assoluta? Fa coincidere l’essere discepolo di Gesù con uno stile di vita improntato all’anarchia (morale, comunitaria, teologica)? E poi, la sua insistenza sulla primato della fede presuppone una religione in cui l’istanza teologica prescinde da quella etica? In cui il (ben) credere è sganciato dal (ben) agire? Il nostro brano di Galati, che non per caso si trova a chiusura di questo ciclo sul Nuovo Testamento, fornisce una risposta a queste domande e chiarisce la posta in gioco.

Già all’inizio dell’anno abbiamo visto come Paolo non si sia “convertito” al cristianesimo, ma abbia riletto il suo essere ebreo alla luce della figura di Gesù, il Messia crocifisso e risorto. L’apostolo comprese che solo l’adesione a lui consente di accedere alla promessa salvifica di Dio. Il ruolo della Legge viene ripensato: non serve a entrare nell’alleanza, ma indica le condizioni per restarci. Il punto di partenza rimane la fede in Gesù, mentre lo stile di vita che ne deriva è motivato dallo Spirito e regolato dalla Legge. E questa si può sintetizzare nel precetto dell’amore. Per Paolo, dunque, la fede trova nell’agire l’ambito che la qualifica. Quel che in italiano è reso con una frase relativa («che si rende operosa») nella formulazione greca è un participio presente con valore di aggettivo qualificativo: la fede si esplicita nella carità e la carità qualifica la fede; entrambe imprescindibili come i due fuochi di un’ellisse.

DONO E RESPONSABILITÀ
Tutto ciò chiarisce anche il “colore” della libertà annunciata da Paolo. Le élite del suo tempo condividevano un principio caro a Cicerone: «La libertà consiste nel poter vivere come si vuole; quindi, solo il saggio può essere libero, perché ogni sua azione è determinata soltanto dalla sua volontà». Paolo propugna invece quella che chiama la «legge di Cristo» (Galati 6,2), cioè il suo stile di vita che anche i credenti in lui sono invitati ad assumere: ovvero la disponibilità a farsi servi/schiavi gli uni degli altri. Come la signoria, la regalità del Messia servo è proclamata sulla croce, così il servizio dev’essere il dinamismo che pervade l’esistenza di ogni credente. Solo così la libertà è vissuta come dono e nella responsabilità nei confronti della propria comunità.

Testo di Marco Zappella (biblista) - Illustrazione di Silvio Boselli

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