Credere n.10 - 09/06/2013
Ho incontrato Cristo in carcere
Per Cristo nessun luogo e nessuna persona sono troppo lontani per non essere raggiunti dal suo amore. Lo dimostra la storia…
ORA PADRE PIO SARÀ SEMPRE VISIBILE AI FEDELI
Con una grande cerimonia l’1 giugno è iniziata l’ostensione perenne del frate cappuccino. Il corpo del santo è stato…
Sentinella della guerra in Siria
Ha vissuto trent’anni in Siria e proprio un anno fa, nel pieno della guerra, è stato espulso dal regime. Sostiene: «La…
«VADO A MESSA PER SANTIFICARE LE MIE GIORNATE»
L’attore Pippo Franco parla del suo rapporto con Dio e dell’appuntamento con l’Eucaristia domenicale: «Mi aiuta a…
Perché devo andare a Messa?
Nonno, Nonno, io ho capito che la fede in Gesù è importante, però la mamma insiste che io faccia sempre le preghiere e…
Quando è meglio mordersi la lingua
Le volte più pericolose sono quando si comincia con «non è per sparlare, eh...», o anche con il micidiale «non vorrei…
Cristiani in Siria
DUE VESCOVI RAPITI DALLO SCORSO 22 APRILE
Fiato ancora sospeso per la sorte dei due vescovi cristiani rapiti in Siria il 22 aprile scorso.

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Mar Gregorios Ibrahim, vescovo siro-ortodosso, e monsignor Paul Yazigi, vescovo greco-ortodosso, entrambi di Aleppo, sono stati sequestrati – e il loro autista, che era anche diacono, è stato ucciso – mentre portavano aiuti umanitari. La vicenda dei due vescovi testimonia il dramma della guerra civile in Siria. Insieme con la popolazione musulmana, i cristiani siriani (circa il 10% della popolazione), sono tra le componenti che soffrono di più a causa anche della loro condizione di minoranza. La comunità di Sant’Egidio ha organizzato in più occasioni degli incontri di preghiera, anche ecumenici, per la liberazione dei vescovi rapiti. La guerra in Siria è iniziata nel marzo 2011 nel contesto delle proteste in Medioriente della cosiddetta “Primavera arabaâ€. Iniziata come protesta pacifica contro il regime del presidente Bashar Al-Assad, la situazione è degenerata in un sanguinoso conflitto che ha già fatto 70mila morti e provocato un milione di profughi. Le forze contrapposte sono quelle dell’esercito presidenziale e dell’Esercito libero siriano (i cosiddetti ribelli).


